Terzo sesso

Il problema del terzo sesso

In questi ultimi anni il Gender è sempre più riconosciuto a livello sociale, questa rappresenta una categoria che non rientra in quelle classiche dell’uomo e della donna, potrebbe anche non dipendere dall’identità biologica che è classificata dai cromosomi e non ha neanche nulla a che fare con i semplici gusti sessuali della persona stessa.

Durante gli anni 70 e 80 in America furono iniziati degli studi sull’argomento che in un secondo momento vennero diffusi anche nella nostra Europa che erano legati all’emancipazione delle donne, quella omosessuale affiancata a quella linguistica ed etnica.

Lo scopo di tutto era quello di cercare dei cambiamenti nel ramo sociale di tutta l’identità di genere, il fautore di tutta questa ideologia fu John Money, psichiatra che fu il primo a idealizzare un individuo come maschio, femmina, lesbica, omosessuale e bisessuale.

I seguenti approfondimenti sul tema hanno dato modo di conoscere meglio le problematiche riferite all’economia, alla psicologia e alla giurisprudenza delle scienze sociali con un notevole abbassamento dei pregiudizi che sono alla base dell’orientamento sessuale.

Lo stesso Money ha dimostrato l’esistenza dell’omofobia e del sessismo, che vengono inculcati in un essere umano fin dai primi mesi di vita attraverso le semplici pratiche educative ed attraverso il linguaggio.

Sono oramai quasi cinquant’anni che l’American Psychological Association e l’American Psychiatric Association e l’organizzazione Mondiale della Sanità hanno derubricato l’omosessualità dal novero delle malattie catalogandola come semplice variante della sessualità umana.

I primi paesi a riconoscere il terzo sesso sono stati l’Australia, nel 2014, nel 2015 anche la Nuova Zelanda si è unita all’Australia riconoscendo a pieno l’intersessualità.

Poco dopo si è unita anche l’India e nel 2017 il Canada autorizzando i propri connazionali a far trascrivere sul passaporto la menzione X al posto di maschile o femminile.

Col passare degli anni si sono uniti all’idea anche il Pakistan, il Nepal, il Bangladesh e il Belgio, in quest’ultimo paese sono state registrate moltissime richieste di poter apporre sul documento di identità tale dicitura.

Il nostro paese si trova ancora in una fase di stallo, a tal proposito l’AIP, Associazione Italiana di Psicologia ha dichiarato in maniera ufficiale quanto segue, lo riscriviamo con le loro testuali parole:

Oggi si assiste all’organizzazione di iniziative e mobilitazioni che, su scala locale e nazionale, tendono a etichettare gli interventi di educazione alle differenze di genere e di orientamento sessuale nelle scuole italiane come pretesti per la divulgazione di una cosiddetta ideologia del gender.

L’AIP ritiene opportuno intervenire per rasserenare il dibattito nazionale sui temi della diffusione degli studi di genere e orientamento sessuale nelle scuole italiane e per chiarire l’inconsistenza scientifica del concetto di ideologia del gender.

Favorire l’educazione sessuale nelle scuole e inserire nei progetti didattico-formativi contenuti riguardanti il genere e l’orientamento sessuale non significa promuovere un’inesistente ideologia del gender, ma fare chiarezza sulle dimensioni costitutive della sessualità e dell’affettività, favorendo una cultura delle differenze e del rispetto della persona umana in tutte le sue dimensioni e mettendo in atto strategie preventive adeguate ed efficaci capaci di contrastare fenomeni come il bullismo omofobico, la discriminazione di genere, il cyber bullismo.

La seria e appropriata diffusione di tali studi attraverso corrette metodologie didattico-educative può dunque offrire occasioni di crescita personale e culturale ad allievi e personale scolastico e a contrastare le discriminazioni basate sul genere e l’orientamento sessuale nei contesti scolastici, valorizzando una cultura dello scambio, della relazione, dell’amicizia e della nonviolenza.